TASSISTA UCCISO: IMPUTATO CONDANNATO A 14 ANNI

 MILANO, 10 MAG – Un concorso morale ed effettivo per «l’assurda» morte di Luca Massari, il tassista milanese aggredito il 10 ottobre di due anni fa dopo aver involontariamente investito un cagnolino ed essere sceso dal suo taxi per scusarsi. Questo voleva per Stefania Citterio la pubblica accusa secondo cui con il grido «ti ammazzo», la ragazza aveva fatto da ‘innescò all’azione violenta, ‘punitivà. Ieri però la richiesta non è stata accolta dai giudici della prima Corte d’Assise che hanno condannato solo Pietro Citterio a 14 anni di carcere, riconoscendo l’attenuante del concorso anomalo (il reato che si realizza è in sostanza più grave di quello voluto). Cade l’accusa di omicidio invece per la sorella Stefania. Il reato viene derubricato in minaccia grave con una condanna a 10 mesi. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni. Al centro del processo quanto accaduto in via Ghini, alla periferia sud di Milano, due anni fa e faticosamente ricostruito dalle indagini del pubblico ministero Tiziana Siciliano. Luca Massari investe involontariamente un cagnolino, scende dal suo taxi per scusarsi e a quel punto si apre uno scenario che l’accusa divide in tre fasi. La prima ad aggredirlo, secondo il pm, è proprio Stefania che come una furia si scaglia contro di lui e gli urla «ti ammazzo». Poi viene trattenuta, ma scalcia, sempre secondo l’accusa. Interviene il fratello Piero, poi anche lui viene trattenuto. Quindi arriva Morris Ciavarella. Lui ha sferrato, stando alle indagini, i colpi a Luca Massari che sbattendo la testa contro il marciapiede morirà dopo un mese di coma. Il 14 luglio scorso il gup di Milano ha condannato Ciavarella, in abbreviato, a 16 anni di carcere. I due fratelli sono stati invece rinviati a giudizio. La ricostruzione dei fatti è complessa. La pubblica accusa fa le sue richieste: 23 anni di carcere per Pietro, accusato anche di incendio e lesioni lievi nei confronti di un fotografo e 21 anni per la sorella. Per il pm sono ‘ugualmente responsabilì. Per le difese no. Stefania non è la furia descritta, sottolinea il difensore durante la sua arringa, ma una lavoratrice, una mamma. Non ha istigato. Per lei chiede l’assoluzione. A distanza di due anni dall’assurda scomparsa «di un uomo giovane, che poteva contare su un futuro più lungo del suo passato», arriva il verdetto. «Stefania e Piero non hanno fatto niente?» aveva chiesto ai giudici il pm nel corso della requisitoria. Oggi la risposta: Piero colpevole di omicidio, Stefania di minaccia grave.(ANSA). YNY-RR 10-MAG-12 21:58 NNN