MANOVRA: MAGGIORANZA CON TREMONTI TROVA LA QUADRA, DAL 6 IN AULA SENATO/IL PUNTO = BERSANI, VIA BERLUSCONI – CASINI, ENTRATE ALE

MANOVRA: CAPIGRUPPO, IN AULA SENATO DA MARTEDÌ, SI CHIUDE SABATO = Roma, 1 set. (Adnkronos) – La manovra sarà all’esame dell’Aula del Senato a partire da martedì pomeriggio, dopo un breve annuncio di lunedì (alle 18,00) sull’esito della capigruppo di oggi. L’assemblea avrà tempo per licenziare il provvedimento fino a sabato compresoDopo giorni di annunci e contro annunci, la manovra economica assume la sua forma definitiva. Saldi invariati, assicura il ministro dell’Economia Giulio Tremonti in commissione Bilancio, con misure anti-evasione e minori tagli ai comuni, sanciti poco prima in una riunione di maggioranza a palazzo Madama. La maggioranza esulta per la ‘quadrà trovata: sintonia con il suo ministro e segnali di tregua con l’opposizione per via di alcune misure, per esempio la revisione delle circoscrizioni giuidiziarie, il minor aggravio sugli enti locali, le manette agli evasori. Temi ai quali sono sensibili Pd, Terzo polo e Idv. Il leader centrista Pier Ferdinando Casini non si mostra convinto: «Le entrate mi sembrano ballerine e aleatorie rispetto a quanto ci chiede l’Unione europea». Negativo il commento del Pd: «Il governo fa la faccia truce con gli evasori -dice il segretario Pier Luigi Bersani, che chiede comunque le dimissioni dell’esecutivo- ma sotto sotto si inventa nuovi condoni: noi ci metteremo di traverso, condoni basta». A palazzo Madama, comunque, i tempi saranno quelli previsti. La conferenza dei capigruppo approva all’unanimità un calendario che prevede l’approdo in aula per martedì 6 e il probabile via libera entro il sabato successivo. Il presidente Renato Schifani prosegue la sua opera di sollecitazione ad un ritiro bilaterale degli emendamenti presentati, anche da parte della maggioranza.

Una ‘pressionè, quella della seconda carica dello Stato, che si riflette anche nella disponibilità che manifesta il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri: «Intendiamo concentrarci sugli aspetti principali del provvedimento» e quindi si profila, come richiesto da Anna Finocchiaro per il Pd e da Giampiero D’Alia per l’Udc, il venir meno di buona parte delle oltre settecento proposte di modifica. Resta sospesa a mezz’aria l’ipotesi della fiducia, ma lo stesso Gasparri sottolinea: «Va evitata, però le opposizioni mostrino apprezzamento per il lavoro svolto e che viene incontro a molte loro richieste». Bersani, tuttavia, la pensa diversamente: «Voglio credere che sia così e che non metteranno la fiducia» ma il problema di fondo resta che «la barca è senza timone. Lo vede chiunque -spiega- spiegato il leader del Pd- Il governo non è credibile, il Parlamento si prenda le sue responsabilità. Noi dell’opposizione possiamo dare un contributo, ma il giorno dopo il governo si deve dimettere. Non si può andare avanti con un governo che non sa governare». Una richiesta che non resta senza repliche. Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, attacca: «Bersani è patetico. Ha così poco da dire di fronte a una manovra che davvero si concentra contro l’evasione che è costretto ad evocare i fantasmi del condono». Anche la Lega manifesta il suo sostegno alle misure presentate oggi, che non toccano le pensioni: «Siamo riusciti -rivendica il capogruppo al Senato Federico Bricolo- a dare risposte agli enti locali che ottengono nuove risorse anche al di fuori del patto di stabilità, al contrario dei ministeri che, invece, subiscono importanti tagli di bilancio». Inoltre, si colpiscono «i grandi evasori che si sono arricchiti in questi anni senza pagare le tasse» e tutto questo «senza modificare il testo della manovra sulle pensioni, tutelando così gli interessi lavoratori».

Le manette agli evasori non incantano più di tanto Italia dei valori, che pure, con il presidente dei senatori Felice Belisario, non nega che sia un punto qualificante del provvedimento: «Ben vengano le manette -afferma- per chi ha messo il paese in mutande, vuol dire che governo e maggioranza hanno cominciato a muoversi nella direzione indicata dalle opposizioni, ma non basta: servono anche tagli veri e strutturali alle spese, altrimenti anche questa manovra sarà inefficace». Il partito di Di Pietro non rinuncia a premere perchè il governo Berlusconi si faccia da parte. Il presidente dei deputati Massimo Donadi, però, non prende spunto dalle norme della manovra economica, bensì dalle cronache giudiziarie: «Un politico con lo stile di vita di Berlusconi è ricattato o ricattabile. Un presidente del Consiglio in queste condizioni non è in grado di guidare un grande paese come l’Italia. Se a questo si aggiunge che ormai, come dimostrano i sondaggi, solo una sparuta minoranza di cittadini ha fiducia nel premier, c’è una sola cosa da fare: dopo la manovra il governo deve andare a casa». A sinistra, il leader del Pdci Oliviero Diliberto critica la manovra come una «una roulette, un gioco d’azzardo fatto sulla pelle degli italiani. »Ogni giorno -aggiunge- ha la sua pena: si monta e si rismonta tutto e il contrario di tutto con una facilità degna dei peggiori dilettanti allo sbaraglio. È una tragicommedia. Il guaio è che a rimetterci è l’Italia tutta, lavoratori e pensionati in primis«

Per la maggioranza le note dolenti vengono però anche dai propri Presidenti di regione. Non resta isolato, infatti, l’allarme del presidente della conferenza delle regioni Vasco Errani che dopo l’incontro con il governo, avverte: «Il giudizio è fortemente negativo», così come stanno le cose «porteremo al governo i contratti sul trasporto pubblico locale» che le regioni non potranno garantire «e gli chiederemo di rispondere a questi contratti». Drastico il giudizio di Roberto Formigoni (Pdl), governatore della Lombardia: «È seppellito definitivamente il federalismo fiscale: oggi le Regioni hanno meno autonomia di ieri» . Per la regione Lazio, Renata Polverini parla di un taglio confermato di 4,2 miliardi di lire, rispetto al quale l sottosegretario Letta ci ha detto che stasera appena Berlusconi tornerà da Parigi lo informerà di questa nostra assoluta difficoltà ad andare avanti… Abbiamo le ore contate«. E mentre l’Unione province italiane lancia tramite il presidente Giuseppe Castiglione un »appello congiunto al Parlamento« per modificare la manovra attraverso emendamenti al testo, Osvaldo Napoli (Pdl), presidente facente funzioni dell’Anci annuncia che i comuni auspicano »forti modifiche altrimenti la situazione è disastrosa«. E in ogni caso »la mobilitazione dei sindaci continua«


FINE DISPACCIO