«Il Comune ha venduto licenze taxi in eccesso per fare cassa»

SAN VITO CHIETINO. «Il Comune di San Vito Chietino ha venduto licenze taxi in eccesso per fare cassa. Le licenze sono state usate in altre città. Tutti sapevano e nessuno ha parlato».Lo dice il portavoce di “San Vito Bene Comune”, Roberto Nardone. La Procura di Lanciano ha aperto un’indagine sul fenomeno di false autorizzazioni per l’attività di noleggio con conducente e taxi, quasi tutte rivendute ad alti prezzi sulla piazza di Roma. E l’indagine si è estesa ad alcuni comuni frentani, sospettati di aver rilasciato autorizzazioni in numero superiore. Nel 2005 l’amministrazione di San Vito Chietino ha approvato il regolamento per l’attività di noleggio di macchine con conducente.Il 28 novembre 2006 il Comune ha deliberato 10 licenze per taxi. Due anni dopo, racconta Nardone, «la Giunta Catenaro ha deciso di approvare altre due licenze con 11 voti favorevoli della maggioranza e 4 astensioni della minoranza».«12 licenze nel 2008 e nessun servizio», ha detto Nardone, «nessuna delle licenze rilasciate fino ad allora svolgeva regolare servizio a San Vito, infatti erano migrate in altri luoghi, presumibilmente grandi città. E forse a Fiumicino dove, fateci caso, potreste trovare qualche macchina con la licenza sanvitese. Allora ci chiediamo, perchè venivano rilasciate queste licenze se tutti sanno che a San Vito nessuno vuole fare questo lavoro? Semplice, perchè vendendo licenze, si fa cassa, si aggiustano i bilanci comunali».Nel 2009, infine l’amministrazione Catenaro ha approvato altre 23 licenze. Per un totale di 35.A quel punto la minoranza ha deciso di presentare un’ interrogazione per mettere a conoscenza sindaco e consiglieri del fenomeno «delle licenze migrate fuori».Oggi, sembra che il Comune abbia revocato 14 delle 35 licenze rilasciate. A quanto si apprende sarebbero 53 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Lanciano tra cui un dirigente comunale di San Vito Chietino che ha rilasciato autorizzazioni finite poi sul mercato di Roma.
La Polizia Giudiziaria ha perquisito gli uffici del Comune sequestrando elementi utili alle indagini.