Guide mute e autisti in nero. Ecco i tour abusivi dei coreani

Guida italiana "muta", interprete straniero non autorizzato, autisti NCC compiacenti. Tutto, rigorosamente, in nero. Il nuovo business del turismo capitolino parla coreano e cinese. Un giro d’affari di milioni di euro l’anno, che intascano agenzie turistiche straniere e relativi dipendenti, sullo sfondo dei monumenti e dei siti archeologici della Capitale visitati con sempre maggiore frequenza dai turisti orientali. La macchina è oliata alla perfezione e va in scena ogni settimana, il mercoledì e il sabato, quando gli aerei provenienti dalla Corea e dalla Cina atterrano in aeroporto. Grazie alla testimonianza di una guida italiana, che fino a qualche tempo fa faceva parte del "sistema" e che proprio per questo preferisce mantenere l’anonimato, e ad altre verifiche incrociate, siamo in grado di svelare come funziona il business.

Appuntamento a Fontana di Trevi, dove un gruppo di una ventina di coreani si ritrova. Accanto a loro c’è una interprete donna, una guida italiana con regolare tesserino al collo rilasciato dalla Provincia di Roma, un paio di collaboratori coreani. La guida italiana serve solo da "copertura" per eventuali controlli della polizia provinciale, resta infatti in silenzio durante tutto il tour organizzato e condotto da interpreti coreani, che fanno anche da ciceroni, e per questo "non lavoro" si prende 100 euro pulite, vale a dire senza alcuna fattura. Stessa cifra che intascano, in nero, i conducenti delle macchine a noleggio quando il tour leader (così si chiama l’organizzatore e responsabile del gruppo) si accorda con i turisti per visitare i monumenti a bordo dell’auto. Solo di rado e quando c’è aria di controlli, i conducenti di NCC si dotano di un titolo di bordo (rilasciato dall’agenzia) che viene annullato o strappato a fine tour.
Le guide turistiche, invece, come del resto i tour leaders e gli interpreti, se seguissero le regole, dovrebbero lavorare con un voucher con importo, orario, giorno e partecipanti dato dall’agenzia di viaggio almeno sette, dieci giorni prima dell’arrivo del gruppo, che non ha idea del giro d’affari abusivo in cui è entrato, non volente, a far parte.
«Il lavoro è invece organizzato tutto in nero, non esiste alcun titolo o altro pezzo di carta – spiega la nostra guida – e i soldi dei guadagni vengono suddivisi tra agenzie coreane in Italia ed agenzie coreane in Korea tramite società di spedizioni denaro o direttamente facendoli transitare dai tour leader coreani». In pratica in Italia restano gli spiccioli.
Quando il gruppo è pronto si parte e da Città del Vaticano, con relativi Musei, si arriva al Pantheon, Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Bocca della Verità, Circo Massimo, Colosseo. La spiegazione di quanto si para di fronte agli occhi dei turisti, da parte dell’interprete, è velocissima, non siamo in grado di tradurre dal coreano all’italiano, ma è abbastanza evidente dal tempo in cui stazionano davanti La Barcaccia o la Bocca della Verità, che più che una spiegazione della storia della nostra città è una breve "didascalia" di quello che vedono.
Tre ore e si torna in albergo a bordo del pullman. Se invece il gruppo opta per andare a piedi, lo scotto da pagare è un giro che prevede meno monumenti e più ore di cammino. Infatti, il gruppo che abbiamo iniziato a seguire da Fontana di Trevi, ad un certo punto si divide, una parte prosegue a piedi verso il Pantheon, un’altra raggiunge piazza Bocca della Verità dove a caricarli ci sono due macchine a noleggio con conducente.
Ma Roma è soltanto una tappa del tour coreano o cinese. «Dopo la Capitale è il turno di Firenze, Napoli e Venezia – prosegue la guida italiana – e ogni città ha il suo business, Firenze con i negozi loro dedicati, Venezia con le gondole, Napoli con i traghetti verso le isole. Sempre, tutto in nero».
Damiana Verucci
 
fonte il tempo.it