Epolis-Roma STORIE DI TASSISTI, DA ROMA ALLA GRANDE MELA

Con una storia del genere Edmondo De Amicis ci sarebbe andato a nozze.

Un tassista di NewYork trova sul sedile posteriore dell’auto una borsetta con 13.000 euro. Si danna l’anima.Percorre la Grande Mela, su e giù, su e giù, dalla trafficata Manhattan a Patchogue, punta estrema di Long Island. Dove, dopo quel viavai di quasi quattrocento chilometri, vede premiata la sua tenacia. Riconsegna la borsetta con gli euro ai parenti della distratta cliente (un’italiana, l’ultrasettantenne Felicia Lettieri). E rifiuta con orgogliosa ostinazione ogni ricompensa. Il gesto da Garrone lo ha compiuto un albanese. Si chiama Mukul Asaduzzaman. Ventotto anni. Abita nel Queens. Studia medicina. I tassisti di Roma, altra grande capitale mondiale, si sono invece distinti, finora, per coriaceo corporativismo (non tutti, ovvio, ma una granparte). Quando Pierluigi Bersani, da ministro, tentò di introdurre elementi di liberalizzazione, che avrebbero favorito i consumatori, cioè la collettività, insorsero in una sorta di rivolta cittadina. Troppo allettante fare il belloe il cattivo tempo ai posteggi cruciali (Fiumicino, per dirne uno), scegliersi il cliente, per lo più straniero, più facile da rimbambire di chiacchiere. Scoprirono persino, per eludere i controlli satellitari sui percorsi, il valore insopprimibile della privacy. Un’azione che il sentimental-socialista De Amicis avrebbe lasciato a Franti. Non resta da sperare, insomma, che prima o poi qualche albanese si intrufoli nella, peraltro benemerita, categoria.