DA IL TEMPO DI SABATO 31 MARZO

Tassisti patteggiano, restituite le licenze
Il rito alternativo è stato scelto da una ventina dei cento indagati.
PRIME richieste di patteggiamento da parte dei tassisti coinvolti nell’inchiesta della procura della Capitale sulle licenze irregolari.
Una ventina dei quasi cento indagati ha deciso di scegliere il rito alternativo; strada che, in alcuni casi, ha già portato alla restituzione delle licenze sequestrate dal gip Marina Finiti.
Come per il settantenne Giuseppe Bernardini, tassista dal ’74, finito nel mirino degli inquirenti per un furto di energia elettrica commesso nel ’99.
Il suo avvocato Armando Macrillò si è accordato con il pm Carlo Lasperanza per una pena di due mesi, convertiti in circa 2mila e 200 euro in relazione all’imputazione della falsa autocertificazione. «Con la conversione della pena non c’è alcun ostacolo alla prosecuzione dell’attività lavorativa perché per ottenere e mantenere la licenza non bisogna avere riportato condanne a pene detentive», ha spiegato il legale.
Per i tassisti che hanno optato per il patteggiamento, su cui si dovrà pronunciare il giudice, il pm Lasperanza ha effettuato degli stralci. Secondo il gip, tra il 2000 e il 2006, i tassisti indagati, «al fine di conseguire la licenza per l’esercizio del servizio di taxi con autovettura», avrebbero «falsamente dichiarato di essere in possesso dei requisiti» indicati dalla legge, a cominciare dall’assenza di precedenti penali ostativi al rilascio del documento.
Le licenze dissequestrate dalla magistratura, perché giunta a conclusione delle indagini, non possono, però, essere utilizzate dai tassisti in molti casi in quanto la camera di commercio ha sospeso l’iscrizione.
Vicenda, questa, finita al vaglio del Tar.
Per quanto riguarda gli indagati, che non hanno avanzato richiesta di patteggiamento, a differenza di altri colleghi (si stima che questi ultimi saranno alla fine una trentina), il Pm Lasperanza ha intenzione di depositare gli atti a breve; anche per loro non saranno più ipotizzati i reati di associazione per delinquere e abuso d’ufficio che, secondo il tribunale del riesame, non possono essere configurati.

Il Tempo sabato 31 marzo 2007